Santa Maria delle Carceri

La Basilica di Santa Maria delle Carceri sorge a fianco al Castello dell’Imperatore. La costruzione del santuario prese avvio da alcuni eventi prodigiosi che nel 1484 si manifestarono intorno ad un’immagine della Madonna col Bambino, dipinta all’esterno dell’antico carcere delle Stinche.
La struttura, progettata da Giuliano da Sangallo e compiuta internamente nel 1492, è a croce greca, forma in cui la pianta centrale, simbolo di armonia cosmica, si sublima nella croce, emblema cristiano di redenzione.
Il basso zoccolo sul quale posa la chiesa ed il rivestimento, incompleto, adottano la tradizionale bicromia di pietra alberese e serpentino verde.
All’interno, la purezza e la semplicità dei rapporti tra le parti realizzano il più compiuto tempio a croce greca del Rinascimento.
Sulle lesene corre una trabeazione impreziosita da un fregio a festoni in terracotta invetriata bianca e azzurra, realizzato da Andrea della Robbia, che eseguì anche i quattro tondi con gli Evangelisti, posti nei pennacchi della cupola.
Nelle testate dei bracci della croce si aprono quattro finestre con vetrate, eseguite nel 1491 su disegno attribuito a Domenico Ghirlandaio, raffiguranti l’Annunciazione, la Natività, l’Assunta, la Visitazione.
Nell’altare maggiore si conserva il trecentesco affresco miracoloso che raffigura la Madonna col Bambino tra i Santi Leonardo e Stefano, dipinto sulla parete esterna dell’antico carcere duecentesco.

La Basilica di Santa Maria delle Carceri sorge a fianco al Castello dell’Imperatore. La costruzione del santuario prese avvio da alcuni eventi prodigiosi che nel 1484 si manifestarono intorno ad un’immagine della Madonna col Bambino, dipinta all’esterno dell’antico carcere delle Stinche.
La struttura, progettata da Giuliano da Sangallo e compiuta internamente nel 1492, è a croce greca, forma in cui la pianta centrale, simbolo di armonia cosmica, si sublima nella croce, emblema cristiano di redenzione.
Il basso zoccolo sul quale posa la chiesa ed il rivestimento, incompleto, adottano la tradizionale bicromia di pietra alberese e serpentino verde.
All’interno, la purezza e la semplicità dei rapporti tra le parti realizzano il più compiuto tempio a croce greca del Rinascimento.
Sulle lesene corre una trabeazione impreziosita da un fregio a festoni in terracotta invetriata bianca e azzurra, realizzato da Andrea della Robbia, che eseguì anche i quattro tondi con gli Evangelisti, posti nei pennacchi della cupola.
Nelle testate dei bracci della croce si aprono quattro finestre con vetrate, eseguite nel 1491 su disegno attribuito a Domenico Ghirlandaio, raffiguranti l’Annunciazione, la Natività, l’Assunta, la Visitazione.
Nell’altare maggiore si conserva il trecentesco affresco miracoloso che raffigura la Madonna col Bambino tra i Santi Leonardo e Stefano, dipinto sulla parete esterna dell’antico carcere duecentesco.