Il mercante Francesco di Marco Datini (Prato ca.1335-1410) volle la costruzione del palazzo al suo rientro da Avignone. I lavori iniziarono nel 1383, probabilmente su progetto di Lorenzo di Filippo. La dimora del mercante fu la più ricca e originale della Prato di quel periodo, tanto celebre che il Comune la usava come sede di rappresentanza per accogliere ospiti di prestigio.
Caratterizza il palazzo una ricca decorazione pittorica che abbelliva sia gli ambienti interni che il prospetto. Dopo la morte del mercante il palazzo fu affrescato anche esternamente, con scene di vita del Datini, come esempio di virtù ed operosità.
Al piano terreno gli ambienti più riccamente decorati: la decorazione a gigli nel corridoio principale; la sala “delle udienze”, con volta unghiata protorinascimentale le cui lunette furono affrescate dalla bottega di Agnolo Gaddi. La “sala dello scrittoio", presenta resti della decorazione raffigurante un fitto bosco ricco di animali selvatici e piante rare, eseguita da Agnolo Gaddi e Bartolomeo di Bertozzo. Il cortile e la loggia furono affrescati nel 1391 da Niccolò Gerini e dalla sua bottega con figurazioni allegoriche di vizi e virtù.
Del ciclo pittorico che decorava il prospetto restano le tracce di dieci riquadri e le copie di alcune sinopie; gli originali, estremamente frammentari, sono esposti nei locali dell’Archivio di Stato, al primo piano del palazzo, che conserva anche il pregevole Archivio Datini.
L'Archivio contiene straordinari documenti di amministrazione e carteggi che testimoniano in massima parte l’attività svolta in campo industriale, commerciale, bancario dalle varie aziende cui egli dette vita, ma anche aspetti della vita familiare del mercante e costituiscono un inestimabile patrimonio per la ricerca storica.
Il mercante Francesco di Marco Datini (Prato ca.1335-1410) volle la costruzione del palazzo al suo rientro da Avignone. I lavori iniziarono nel 1383, probabilmente su progetto di Lorenzo di Filippo. La dimora del mercante fu la più ricca e originale della Prato di quel periodo, tanto celebre che il Comune la usava come sede di rappresentanza per accogliere ospiti di prestigio.
Caratterizza il palazzo una ricca decorazione pittorica che abbelliva sia gli ambienti interni che il prospetto. Dopo la morte del mercante il palazzo fu affrescato anche esternamente, con scene di vita del Datini, come esempio di virtù ed operosità.
Al piano terreno gli ambienti più riccamente decorati: la decorazione a gigli nel corridoio principale; la sala “delle udienze”, con volta unghiata protorinascimentale le cui lunette furono affrescate dalla bottega di Agnolo Gaddi. La “sala dello scrittoio", presenta resti della decorazione raffigurante un fitto bosco ricco di animali selvatici e piante rare, eseguita da Agnolo Gaddi e Bartolomeo di Bertozzo. Il cortile e la loggia furono affrescati nel 1391 da Niccolò Gerini e dalla sua bottega con figurazioni allegoriche di vizi e virtù.
Del ciclo pittorico che decorava il prospetto restano le tracce di dieci riquadri e le copie di alcune sinopie; gli originali, estremamente frammentari, sono esposti nei locali dell’Archivio di Stato, al primo piano del palazzo, che conserva anche il pregevole Archivio Datini.
L'Archivio contiene straordinari documenti di amministrazione e carteggi che testimoniano in massima parte l’attività svolta in campo industriale, commerciale, bancario dalle varie aziende cui egli dette vita, ma anche aspetti della vita familiare del mercante e costituiscono un inestimabile patrimonio per la ricerca storica.