Il monastero domenicano femminile di San Vincenzo fu fondato nel 1503 da un gruppo di terziarie, guidate dai frati di San Domenico. Il complesso ebbe la doppia intitolazione nel 1746, in seguito alla canonizzazione di Caterina de' Ricci, che qui visse e morì.
La santa entrò a tredici anni nel monastero, spiritualizzandolo ed ampliandolo notevolmente, anche grazie alla generosità del suo figlio spirituale, Filippo Salviati.
La chiesa, completata nel 1512, fu ricostruita tra il 1732 ed il 1735, in vista della beatificazione della monaca. L’edificio stupisce per il notevole contrasto tra la semplicità del suo esterno e la ricchezza delle decorazioni interne che ne fanno uno degli esempi più alti della cultura tardo barocca.
Al suo interno si segnalano una Madonna con Bambino, rilievo quattrocentesco in marmo di Matteo Civitali e il Miracolo dell'abbraccio del Crocefisso di Girolamo Ticciati.
Gli eleganti altari marmorei ospitano un bel Martirio di santa Caterina d'Alessandria, di Vincenzo Meucci, una cinquecentesca Natività di Michele delle Colombe e tele di Giovanni Antonio Pucci.
Contiguo alla chiesa è il Monastero di clausura, fondato nel 1503. Qui si segnala la cappella della Madonna dei Papalini, originaria sepoltura, del corpo della Santa e si trova un busto in maiolica del primo Cinquecento oggetto di venerazione. La cappella reca un bel dipinto della Madonna col Bambino che appaiono a San Giacinto, opera attribuita a Santi di Tito.
Il coro, fatto costruire da Filippo Salviati, conserva gli arredi lignei cinquecenteschi e pregevoli dipinti di Michele delle Colombe, Simone Pignoni, Lorenzo Lippi.
Il monastero domenicano femminile di San Vincenzo fu fondato nel 1503 da un gruppo di terziarie, guidate dai frati di San Domenico. Il complesso ebbe la doppia intitolazione nel 1746, in seguito alla canonizzazione di Caterina de' Ricci, che qui visse e morì.
La santa entrò a tredici anni nel monastero, spiritualizzandolo ed ampliandolo notevolmente, anche grazie alla generosità del suo figlio spirituale, Filippo Salviati.
La chiesa, completata nel 1512, fu ricostruita tra il 1732 ed il 1735, in vista della beatificazione della monaca. L’edificio stupisce per il notevole contrasto tra la semplicità del suo esterno e la ricchezza delle decorazioni interne che ne fanno uno degli esempi più alti della cultura tardo barocca.
Al suo interno si segnalano una Madonna con Bambino, rilievo quattrocentesco in marmo di Matteo Civitali e il Miracolo dell'abbraccio del Crocefisso di Girolamo Ticciati.
Gli eleganti altari marmorei ospitano un bel Martirio di santa Caterina d'Alessandria, di Vincenzo Meucci, una cinquecentesca Natività di Michele delle Colombe e tele di Giovanni Antonio Pucci.
Contiguo alla chiesa è il Monastero di clausura, fondato nel 1503. Qui si segnala la cappella della Madonna dei Papalini, originaria sepoltura, del corpo della Santa e si trova un busto in maiolica del primo Cinquecento oggetto di venerazione. La cappella reca un bel dipinto della Madonna col Bambino che appaiono a San Giacinto, opera attribuita a Santi di Tito.
Il coro, fatto costruire da Filippo Salviati, conserva gli arredi lignei cinquecenteschi e pregevoli dipinti di Michele delle Colombe, Simone Pignoni, Lorenzo Lippi.