Monastero di San Clemente

Il monastero di San Clemente fu fondato nel 1515 da tredici monache che avevano abbandonato il convento benedettino di San Michele per aderire alla rigida riforma del Savonarola.
Nel 1583 furono necessari lavori imponenti per il crollo del coro e di parte della chiesa. Nel 1785 il monastero venne trasformato in conservatorio per le fanciulle di alto ceto. Sotto la dominazione napoleonica il complesso venne utilizzato da una comunità francescana. Dopo la soppressione degli ordini religiosi, nel 1866, passò al Comune che ne rivendette alle monache la parte che tuttora abitano.
Su via San Vincenzo si apre la chiesa pubblica, di dimensioni contenute, al cui interno si può ammirare una Madonna del Rosario tra San Domenico e Santa Rosa, della fine del XVII secolo.
Collegato alla chiesa è il coro monastico, completato nel 1587. Vi si può osservare una notevole statua dipinta raffigurante l’Ecce Homo, opera di Antonio Novelli. Il capitolo, coevo e contiguo al coro, reca decorazioni di Luigi Catani.
Il chiostro è frutto di un rifacimento del 1754 del chiostro cinquecentesco. Adiacente al lato meridionale del chiostro si apre la “stanza della badessa”, bella sala di struttura cinquecentesca con volta lunettata, decorata da Luigi Catani nel 1785. Lungo il corridoio che fiancheggia le celle si aprono le due cappelle del Crocifisso e di San Benedetto.
Nella zona opposta merita menzione il refettorio, con dipinti di Giovan Pietro Naldini e un moderno rilievo di Leonetto Tintori.
Nel monastero sono custoditi anche i preziosi “setini”; stendardi dipinti a tempera su seta bianca. Unici esemplari rimasti delle centinaia che si producevano a Prato, sono stati realizzati alla fine del '500 per ornare la chiesa del monastero benedettino di San Michele in occasione delle principali festività e sono attribuiti a Gregorio Pagani, pittore tra i maggiori attivi a Firenze sullo scorcio del Cinquecento, allievo di Santi di Tito.

Il monastero di San Clemente fu fondato nel 1515 da tredici monache che avevano abbandonato il convento benedettino di San Michele per aderire alla rigida riforma del Savonarola.
Nel 1583 furono necessari lavori imponenti per il crollo del coro e di parte della chiesa. Nel 1785 il monastero venne trasformato in conservatorio per le fanciulle di alto ceto. Sotto la dominazione napoleonica il complesso venne utilizzato da una comunità francescana. Dopo la soppressione degli ordini religiosi, nel 1866, passò al Comune che ne rivendette alle monache la parte che tuttora abitano.
Su via San Vincenzo si apre la chiesa pubblica, di dimensioni contenute, al cui interno si può ammirare una Madonna del Rosario tra San Domenico e Santa Rosa, della fine del XVII secolo.
Collegato alla chiesa è il coro monastico, completato nel 1587. Vi si può osservare una notevole statua dipinta raffigurante l’Ecce Homo, opera di Antonio Novelli. Il capitolo, coevo e contiguo al coro, reca decorazioni di Luigi Catani.
Il chiostro è frutto di un rifacimento del 1754 del chiostro cinquecentesco. Adiacente al lato meridionale del chiostro si apre la “stanza della badessa”, bella sala di struttura cinquecentesca con volta lunettata, decorata da Luigi Catani nel 1785. Lungo il corridoio che fiancheggia le celle si aprono le due cappelle del Crocifisso e di San Benedetto.
Nella zona opposta merita menzione il refettorio, con dipinti di Giovan Pietro Naldini e un moderno rilievo di Leonetto Tintori.
Nel monastero sono custoditi anche i preziosi “setini”; stendardi dipinti a tempera su seta bianca. Unici esemplari rimasti delle centinaia che si producevano a Prato, sono stati realizzati alla fine del '500 per ornare la chiesa del monastero benedettino di San Michele in occasione delle principali festività e sono attribuiti a Gregorio Pagani, pittore tra i maggiori attivi a Firenze sullo scorcio del Cinquecento, allievo di Santi di Tito.