Nel 1281 i frati domenicani di Prato ottennero dal Comune un’area per la costruzione di un convento ed una chiesa. Tra il 1300 e 1310 è sicuro l’intervento nel cantiere di fra Mazzetto, architetto domenicano. Nel 1647 l’edificio fu incendiato da un fulmine. Il progetto per la sua ricostruzione fu elaborato da Baccio del Bianco.
La facciata della chiesa fu completata solo nella parte inferiore, con rivestimento bicromo in pietra alberese e serpentino, mentre la muratura superiore è in ciottoli di fiume e calce. Il portale reca nell’architrave uno stemma del cardinale Niccolò Albertini, grazie al cui lascito testamentario fu costruito il convento. Da notare, sul fianco sinistro della chiesa, le arche sepolcrali sormontate da archi ogivali, che costituiscono un elemento di contatto con la chiesa domenicana fiorentina di Santa Maria Novella.
Il portale laterale, frutto di una modifica successiva al 1310, stando ad una testimonianza del Vasari fu realizzato su disegno di Giovanni Pisano. Anche qui vi è uno stemma del cardinale Niccolò Albertini.
Sulla cappella destra del coro si imposta il robusto campanile, alto quasi 40 metri. All’interno, struttura e decorazione sono totalmente secentesche. L’ampia navata, con volta a botte, è scandita sui lati da dodici alte nicchie con volta a botte.
Notevoli la cantoria barocca in legno laccato e dorato e la soprastante mostra dell'organo, con angeli dorati. Tra le opere d'arte spiccano un Crocifisso su tavola del XIV secolo, attribuito a Lorenzo di Niccolò e un'Annunciazione del 1633, opera di Matteo Rosselli.
Sulla destra della facciata si apre la porta di ingresso al chiostro rinascimentale, con interessanti monumenti funebri ottocenteschi e sul quale si apre la sala del Capitolo con resti di notevoli pitture della fine del Trecento e della prima metà Quattrocento. In un’ala del convento di San Domenico si trova il Museo di Pittura Murale, prima struttura italiana nata per un “ricovero attivo” di affreschi staccati, sinopie e graffiti.
Nel 1281 i frati domenicani di Prato ottennero dal Comune un’area per la costruzione di un convento ed una chiesa. Tra il 1300 e 1310 è sicuro l’intervento nel cantiere di fra Mazzetto, architetto domenicano. Nel 1647 l’edificio fu incendiato da un fulmine. Il progetto per la sua ricostruzione fu elaborato da Baccio del Bianco.
La facciata della chiesa fu completata solo nella parte inferiore, con rivestimento bicromo in pietra alberese e serpentino, mentre la muratura superiore è in ciottoli di fiume e calce. Il portale reca nell’architrave uno stemma del cardinale Niccolò Albertini, grazie al cui lascito testamentario fu costruito il convento. Da notare, sul fianco sinistro della chiesa, le arche sepolcrali sormontate da archi ogivali, che costituiscono un elemento di contatto con la chiesa domenicana fiorentina di Santa Maria Novella.
Il portale laterale, frutto di una modifica successiva al 1310, stando ad una testimonianza del Vasari fu realizzato su disegno di Giovanni Pisano. Anche qui vi è uno stemma del cardinale Niccolò Albertini.
Sulla cappella destra del coro si imposta il robusto campanile, alto quasi 40 metri. All’interno, struttura e decorazione sono totalmente secentesche. L’ampia navata, con volta a botte, è scandita sui lati da dodici alte nicchie con volta a botte.
Notevoli la cantoria barocca in legno laccato e dorato e la soprastante mostra dell'organo, con angeli dorati. Tra le opere d'arte spiccano un Crocifisso su tavola del XIV secolo, attribuito a Lorenzo di Niccolò e un'Annunciazione del 1633, opera di Matteo Rosselli.
Sulla destra della facciata si apre la porta di ingresso al chiostro rinascimentale, con interessanti monumenti funebri ottocenteschi e sul quale si apre la sala del Capitolo con resti di notevoli pitture della fine del Trecento e della prima metà Quattrocento. In un’ala del convento di San Domenico si trova il Museo di Pittura Murale, prima struttura italiana nata per un “ricovero attivo” di affreschi staccati, sinopie e graffiti.